Il Laboratorio Novamusica presenta:
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Prima Vista
GARAU-CHOUVEL-KAGEL |
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PRIMA VISTA
GARAUCHOUVELKAGEL
Concerto dell’ensemble Laboratorio Novamusica
in collaborazione con
Institut d’esthétique des arts contemporains - Université de Paris I
Musiche di Lucio Garau, Jean-Marc Chouvel, Mauricio Kagel
Programma:
Lucio Garau: Op.16, Consenso (1995)
per strumento variabile e suoni campionati (versione per pianoforte*)
Jean-Marc Chouvel: And the pursuit of Happiness (2003-2006)
per flauto, clarinetto, tromba, viola e video (prima esecuzione)
Mauricio Kagel: Prima Vista (1962/64)
per diapositive e fonti sonore indefinite
Ensemble Laboratorio Novamusica
Cecilia Vendrasco: flauti
Stefano Cardo: clarinetti
Ilich Fenzi: tromba
Umberto de Nigris: trombone
Carlo Carratelli: pianoforte
Giovanni Mancuso: pianoforte*, tastiere, direzione
Peter Gallo: percussioni
Piergabriele Mancuso: viola
Andrea Carlon: contrabbasso
Lucio
Garau.
Compositore di musica strumentale, live electronic e musica
acusmatica. Interprete di musica per pianoforte e musica acusmatica.
Ricercatore di etnomusicologia, estetica, storia della musica. Ideatore e
organizzatore di concerti e spettacoli.
Si è diplomato in Pianoforte e in Composizione.
Svolge, con esiti spesso innovativi, un lavoro di indagine di carattere storico
ed estetico intorno ai temi dell'"improvvisazione",
dell'"interpretazione" e dell'"ambiente" - inteso sia come
ambiente storico sia come ambiente della riproduzione in musica -. Si è
occupato di musica rinascimentale e barocca, di organologia e di etnomusicologia
- con particolare riferimento al patrimonio musicale della Sardegna. Centrale
l'interesse verso la musica elettroacustica - anche in relazione alla
ridefinizione personale del concetto di "improvvisazione"-.
Particolare l'attenzione alle tecniche di comunicazione multimediali, che
associno gestualità e movimento al fenomeno musicale.Nel 1990 ha fondato il centro
Ricercare, dal 1998 ha
iniziato una attività di interpretazione e di diffusione della musica
acusmatica, commissionando opere ad altri compositori all'interno di un progetto
pluriennale che ha come tema la rivistazione dell'opera di grandi compositori
del passato e affrontando personalmente l'interpretazione di opere della
"storia" della musica acusmatica.Numerose sue composizioni sono state
scritte ed eseguite in collaborazione con importanti solisti, quali Steven
Schick, Fernando Grillo, Kees Boeke, Daniel Kientzy, Andrea Padova, Antonio
Politano, Roberto Pellegrini, Claudio Jacomucci, Francesco Libetta, Francoise
Rivalland, Ulrich Krieger, Mieko Kanno, Marco Pavin, James Clappertone. Nel 1991 ha fondato il MiniM
Ensemble. Nel 1996 ha
realizzato uno spettacolo (VOCI), nel 1996 ha realizzato Voyage, nel 1998 BE-BOP.Nel
1998 residenza di composizione presso il GMVL Lyon. Nel 2000 prima esperienza
di regia teatrale con "Studio su Kafka e Beckett", seguito nel 2001
da "Relazioni". Nel 2001 riceve dalla Biennale di Venezia la
commissione per una composizione per pianoforte solo che viene eseguita nel
settembre 2002. Come pianista ha svolto attività concertistica in Europa e in
America Latina, dove ha anche effettuato tra il 1990 e il 1994 diversi cicli di
conferenze sull'"interpretazione".
Jean-Marc Chouvel
Per Jean-Marc Chouvel, la musica è sempre stata un anello essenziale d'un pensiero poetico più vasto. Avendo preso presto coscienza dei problemi cui potevano portare certe parole d'ordine della musica contemporanea, Jean-Marc Chouvel ha condotto una riflessione teorica senza compromessi, da un lato volta a modellizzare il contributo delle scienze cognitive all'analisi del percorso temporale delle opere musicali, dall'altro volta alla comprensione del fenomeno armonico nel quadro globale dei micro-intervalli. Dopo i suoi studi in Spagna, dove è stato allievo di Francisco Guerrero, ha composto una ventina di pezzi. Membro fondatore dell'ensemble "L'Instant donné", delle riviste "Filigrane" e "Musimediane", insegna attualmente all'Università di Reims.
… and the pursuit of happiness…
Les Fenêtres du temps III
Terzo pezzo di un ciclo – Les Fenêtres du temps – che comprende quattro parti, …and the pursuit of Happiness… parla del rapporto dell’uomo moderno con una finestra sul mondo assai particolare: la televisione. Le finestre sono i varchi che permettono all’informazione di attraversare la superficie cutanea che ci avvolge. L’artista viennese Hundertwasser diceva che l’uomo ha tre strati cutanei: quello del corpo, le sue abitudini, i muri delle sue abitazioni. Ma la televisione perfora una quarta superficie, di cui non abbiamo sempre coscienza: quella della nostra mente, del linguaggio; una superficie complessa, fatta di parole, di suoni, di immagini, che avvolge la nostra mente.
WHEN
in the Course of human Events, it becomes necessary for one People
to dissolve the Political Bands which have connected them with another,
and to assume among the Powers of the Earth, the separate and equal
Station to which the Laws of Nature and of Nature's God entitle them, a
decent Respect to the Opinions of Mankind requires that they should
declare the causes which impel them to the Separation.
WE hold these Truths to be self-evident, that all Men are created
equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable
Rights, that among these are Life, Liberty and the Pursuit of Happiness
(Quando nel corso di eventi umani, sorge la necessità che un popolo sciolga i legami
politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo
stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura
gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell'umanità richiede che quel
popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione.
Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono
creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi
diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità)
Questa celebre formula della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti ritornava frequentemente alla mia mente quando le televisioni ritrasmettevano gli avvenimenti della seconda guerra del golfo. Facendo di me il testimone del decorso delle operazioni militari che io disapprovavo, le televisioni mi ponevano a confronto con la peggiore impotenza che esista: quella davanti alla morte data volontariamente nel nome d’una falsificazioni degli ideali fondativi. Questa esperienza di un conflitto tra due flussi di coscienza – quello condizionato dalla CNN e quello di una presenza, d’un essere sulla terra radicati a radici ben più profonde – irriga il pezzo. Lo ritroviamo in un conflitto aperto tra le immagini, tra le immagini e la musica, tra il piacere dei sensi e la realtà dei sensi, tra la violenza dell’azione e la distanza insondabile della contemplazione.
Mauricio Kagel
Figura affatto originale, ma non per questo meno
autorevole, nel panorama della musica del secondo Novecento, l’argentino
Mauricio Kagel (Buenos Aires 1931) ha studiato vari strumenti, composizione e
direzione privatamente, frequentando al contempo l’Università della sua città
natale. Collaboratore della “Agrupación Nueva Música” dal ’47, ha diretto
alcuni cori e fondato, nel ’54, l’Orchestra da camera del Teatro Colon. Nel
1956 si trasferisce in Germania, dove collabora con lo studio di musica
elettronica di Radio Colonia. Dirige le principali orchestre e gli ensemble
dèditi alla nuova musica e assume la docenza presso i celebri Corsi estivi di
Darmstedt. Innumerevoli i premi e le onorificenze ricevute in carriera, da
parte di prestigiose istituzioni universitarie e musicali europee e americane.
L’originalità della figura di musicista di Kagel consiste nella sua relativa attenzione ai problemi del linguaggio. Negli anni delle speculazioni razionalistiche di Darmstadt, egli infatti si è molto dedicato all’analisi del rapporto tra la musica e le altre forme, sia artistiche sia tecnologiche, di espressione, dimostrandosi in ciò un precursore delle tendenze più recenti. Spiccatissima, dunque, la sua propensione al teatro: un teatro influenzato da Beckett e Jonesco, le cui invenzioni “gestuali” tendono sempre a mettere in crisi i criteri convenzionali dell’arte del rappresentare, svelandone i meccanismi occulti. Perciò la sua produzione, che non cela una carica anche provocatoria, è stata, sia pure impropriamente, accostata a quella di John Cage. Ma dietro gli aspetti ora ludici e ora surreali del suo imponente catalogo (impossibile selezionare qualche titolo soltanto), traspare sempre un’espressività assai marcata, indubbiamente autentica, inaspettatamente commovente.
Materiali:
Videoproiettore DVD e VHS
Pianoforte a coda
2 schermi per diapositive
impianto audio
Costi:
euro 2500 al netto delle ritenute